05 Febbraio 2012

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Autointervista (della serie "chi fa da sè fa per tre!").-

08-09-2010 - Interviste
Dato che non lo fanno gli altri... mi intervisto da me!
Le domande che avrei voluto sentirmi fare
e le risposte che avrei ad esse dato.


1. E allora Piero, il Club 83 è scivolato dalla C1 del 2006/07 alla D 2010/11: è il passo del gambero?
- Direi proprio di sì! In questi anni abbiamo sofferto maledettamente la difficoltà a rinnovarci e ringiovanire un gruppo solido, ma eccessivamente autoincentrato e restio al "progressismo" e a "nuovi ingressi". Ciò ha determinato un appiattimento via via maggiore, una mancanza di nuovi stimoli e di entusiasmo e, dunque, un progressivo peggioramento da parte di tutti (me per primo, probabilmente!).

2. L´anno scorso si discusse a lungo di un vostro ritiro dall´attività agonistica, poi però non avvenuto. La squadra fu comunque iscritta e l´organico arricchito di nuovi ragazzi "amatori"; i risultati però sono stati, al termine della stagione, disastrosi. Sarebbe forse stato meglio lasciar perdere?
- Assolutamente no! Resto convinto della bontà di quella scelta, assai meno dell´opportunità di proseguire su quel gruppo: sarebbe invece stato meglio senz´altro lasciar andare già allora chi aveva ritrosie a continuare, dando così spazio e "campo" a chi aveva realmente voglia di proseguire. Saremmo retrocessi comunque, immagino, ma nel frattempo qualche ragazzo giovane avrebbe giocato di più, si sarebbe integrato meglio e, in poche parole, sarebbe maturato più di quanto invece abbia fatto!

3. Dopo la retrocessione in D, una specie di "diaspora" verso altri sodalizi ed un paio di ritiri dall´attività agonistica. Ma cosa è accaduto ai clubisti, in realtà? Nausea da "Club"?
- Come già accennato, è venuto meno l´entusiasmo e via via il senso di appartenenza al gruppo, alla cosiddetta "Banda Granata". Eravamo molto uniti prima, anche fuori dal campo; pian piano questa compattezza si è però persa, soprattutto nei miei personali confronti (qualcuno si è leggermente, ma non proprio impercettibilmente, allontanato dal sottoscritto anche come amico, ancor prima che come coach) e ci si è creduti troppo bravi ed esperti, dopo decenni, per continuare a ritenere ci fosse ancora tanto da poter apprendere e su cui migliorare. Così è finita un po´ in "anarchia", con i vecchi da una parte e i giovani dall´altra ed i risultati scadenti, sotto gli occhi di tutti, quale logica e inevitabile conseguenza.
Così come logica conseguenza (e minore dei mali, aggiungo e sottolineo) è stata infine la "diaspora" cui si accennava nella domanda.

4. Ti sei nell´occasione sentito tradito da qualcuno?
- Certamente, come riportato già in un post indirizzato a Vittorio Pennacchio il giorno del suo matrimonio, vi erano elementi da cui mi sarei aspettato collaborazione, solidarietà e "fedeltà" eterne alla causa granata, ed altri che, pur con tutta la stima e l´affetto, avevo compreso non avessero altrettanto spiccato il senso di appartenenza già citato, al Club 83.
Così, indubbiamente, ci son rimasto assai male che durante il campionato qualcuno abbia improntato la sua partecipazione più al pessimismo ed allo "sfascismo" perenni, che alla voglia di fare e costruire davvero qualcosa; e ci son rimasto altrettanto male alla fine del campionato, allorchè qualcun´altro è andato in altre squadre. E´ una scelta che non biasimo, ma affermare che mi abbia lasciato indifferente, sarebbe una solenne bugia!
Ciò non toglie che nella vita e per cose ben più importanti del calcio a 5, resto e resterò un sincero amico di tutti i vecchi clubisti e sarò sempre a disposizione se mai dovessero avere bisogno, per qualunque ragione, del mio modestissimo aiuto. Garantito! Certo, venendo meno i rapporti calcettistici, (e questo l´ho più volte rappresentato per le mie pluriennali esperienze vissute con altri clubisti del passato) verranno altresì meno (e parecchio) anche i motivi e i momenti di contatto e frequenza personale.

5. E ora?
- Ora ripartiamo da zero, disputando la serie D con un gruppo totalmente rinnovato, composto da giovani carichi (almeno pare!) di entusiasmo e voglia di apprendere. Certamente ci vorranno applicazione, perseveranza e pazienza, ma... se son rose fioriranno!

6. Spaziando un po´ verso temi meno specifici del sodalizio granata, come vedi il C.5 oggi, in generale?
- Come tutti gli sport piccoli e che non hanno uno sbocco nel professionismo, il calcio a 5 gode di grandissima popolarità fra gli amatori e, al più, fra i dilettanti. Oltre non è andato e credo non andrà mai. Del resto altre discipline molto più antiche e radicate, ma altrettanto dilettantistiche, difficilmente trovano un´importante collocazione sui media e fra gli sponsor e, dunque, difficilmente riescono a crescere oltre un certo livello.
Credo che l´attuale collocazione del calcio a 5 sia quelle inevitabile, ripeto, per uno sport dilettantistico. Fra l´altro, cosa altrettanto rilevante, va sottolineato come il calcetto sia comunque e sempre sarà (che piaccia o no, poco cambia) il parente povero del calcio; ossia di uno sport da cui è derivato e che offre anche ai giovani prospettive di gioco e spettacolarità ben diversi, con gesti e momenti tecnici e agonistici cui nel calcio a 5, su un campo ridotto, non si assiste mai o quasi (vedi il lancio lungo, la rovesciata, il colpo di testa ed altri gesti, davvero rari negli incontri di calcio a 5, soprattutto a livelli reg.li e prov.li). Credo, per concludere, che il calcio a 5 sia soprattutto un´ottima disciplina propedeutica all´insegnamento del calcio a 11.

7. Cosa pensi degli oriundi che sempre più numerosi "popolano" i campionati nazionali (e qualcuno si vede pure in quelli reg.li)?
- Come ogni cosa, il troppo storpia! Sarebbero un ottimo mezzo di crescita per i calcettisti nostrani, ma con "l´esasperazione" del fenomeno si rischia di farne più un ostacolo che un supporto all´anzidetta crescita.

8. Tu fai parte di 2 consessi: la Commissione di Studio e la Consulta Reg.le. Che idea ti sei fatto di questi organi e della partecipazione agli stessi?
- Momenti di confronto come quelli che in simili consessi si hanno, non possono che fare bene, anche se gli organi in questione, rammento, esprimono semplicemente pareri facoltativi, cui solo il Consiglio Direttivo del Comitato Reg.le, se e quando lo ritenesse opportuno, potrebbe poi dare seguito e implementazione.
Dunque, se alle proposte anzidette (o almeno a parte delle stesse) si da un seguito concreto da parte di chi ne ha competenza, i suddetti organismi hanno grande utilità; contrariamente rischiano di esser meramente fini a loro stessi.

9. Ti piace l´attuale struttura e organizzazione dei nostri campionati reg.li e prov.li?
- In parte. Premesso che riconosco al prof. Bevilacqua ed a Paolo Mendola una grandissima attenzione e voglia di far crescere questo sport, e dunque attribuisco loro dei grandi meriti, ritengo però che qualche aggiustamento si potrebbe senz´altro fare (e in Commissione e Consulta l´ho formalmente manifestato): si dovrebbe ad esempio allungare la stagione regolare dei campionati, "spalmandoli" su più mesi e riducendo invece i tempi di Play Off e Play Out (ad oggi troppo lunghi, a mio avviso). Separerei rigidamente le serie C1, C2 e D anche per le suddette fasi di spareggio, semplificando così la tempistica dei rispettivi campionati, che sarebbe, per ciascuno degli stessi, autonoma e dunque non condizionata reciprocamente; allungherei i tempi di disputa dei campionati prov.li di D e di quelli giovanili (come si può pensare che un ragazzo e in particolare un giovane di 15, 16 anni "cresca" calcisticamente e sia allettato da un campionato F.I.G.C. piuttosto che da uno amatoriale dei tanti Enti di promozione sportiva, quando il primo dura fra 3 e 6 mesi ed il secondo può invece arrivare a durare e ad impegnare i ragazzi anche 9 mesi ed a costi ben più bassi! Certo anche la qualità è assai minore, ma l´amatore a questo aspetto, almeno nell´immediato, presta ben poca attenzione).

10. Negli ultimi anni ti sei parecchio impegnato per l´avvio di frequenti e costruttivi confronti con la classe arbitrale. Come vedi questo rapporto società - arbitri e, potendo, cosa suggeriresti alle giacchette nere ed ai loro responsabili, stando dall´altra parte della "barricata"?
- Arbitri, calciatori, allenatori, sono componenti assolutamente imprescindibili e necessarie del momento agonistico e, dunque, ogni costruttivo confronto e avvicinamento fra le stesse è altrettanto necessario e inevitabile e porta ad una crescita tecnica di tutti.
Purtroppo, però, persistono un po´ delle ataviche ritrosie in tal senso e la strada da percorrere, dunque, è ancora lunga. L´abbiamo però tracciata e di ciò riconosco dei meriti ai responsabili di parecchie sez. prov.li A.I.A.
Riguardo al comportamento degli arbitri sul campo, mi permetto di dire che importante sarebbe, oltre che un costante aggiornamento tecnico tattico (e credo che a ciò puntualmente, in effetti, si provveda in tutte le sez. prov.li A.I.A.), anche una maggiore capacità cognitivo - comportamentale da parte dei direttori di gara (da migliorare via via nei corsi formativi e di aggiornamento, con l´intervento e le lezioni anche di psicologi) e con una consequenziale migliore e maggiore applicazione, oltre che delle regole del gioco, anche e soprattutto di quelle che sono le semplici regole del buonsenso.

11. Piero, per chiudere ed a proposito di regole squisitamente tecniche, ne rivedresti qualcuna per migliorare la spettacolarità del calcio a 5?
- Senz´altro limiterei il gioco del portiere attaccante che, per quanto fatto assai bene da talune compagini, è assolutamente stucchevole, abbassa i ritmi di gara, rende insomma assai noiose le partite di calcio a 5! Concretamente, limiterei allora in tutto il campo i tempi di possesso palla del portiere e vieterei altresì, pure nell´altrui metà campo, il doppio scambio dello stesso con un medesimo compagno.

Grazie tante, Piero. Ciao.



Piero Badame


Fonte: misterb

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